Poletti: “Formazione gestita a livello nazionale”

Ministro Poletti

Ministro Poletti

«Nessun italiano deve stare a casa ad aspettare. Tutti devono avere, ogni mattina, una ragione per uscire di casa e fare qualcosa: studiare, lavorare, formarsi o aiutare qualcuno». Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sceglie la Piazza dei Mestieri di Torino per annunciare un cambio di passo sulla formazione. «Serve un disegno condiviso a livello nazionale», spiega, collegato in videoconferenza con l’istituto che, da dieci anni, coniuga scuola e lavoro. «Una formazione gestita esclusivamente nella dimensione regionale non funziona, e non aiuta neppure nell’usare al meglio le risorse».

 

Risorse che in realtà esistono, ma vanno indirizzate nei canali giusti. «Stiamo costruendo progetti di alternanza scuola-lavoro e stiamo pensando che nell’operazione di riforma degli ammortizzatori sociali e quindi di costruzione di strumenti di politiche attive, il tema della formazione sia centrale» dice Poletti. I dati sulla disoccupazione, ragiona il ministro, dicono che non c’è tempo da perdere. «L’Italia è un Paese dove si parla molto delle cose che si vorrebbero fare e poi non sempre si ha la capacità e la responsabilità di passare dalla declamazione ai fatti. Le cose fatte prevedono anche insuccessi ed errori, ma intanto chi fa le cose ha ragione e chi non le fa ha torto. Questa è la prima regolina che si dovrebbe applicare».

 

Nel piano sulla scuola presentato dall’esecutivo è previsto un cambio di passo sull’alternanza tra scuola e lavoro e l’asticella è stata alzata fino a quota 200 ore: il tempo minimo da trascorrere in laboratorio, o direttamente in fabbrica. È un tentativo – promosso da due terzi degli studenti – di rincorrere il modello tedesco. «I mestieri per lungo tempo in questo Paese sono stati sottovalutati – ragiona Poletti – oppure considerati come qualcosa di datato e destinato a morire, senza rendersi conto che invece sono la capacità del fare. Io credo infatti che per fare bisogna essere intelligenti tanto quanto occorre esserlo per esercitare attività a grande contenuto di sapere. È un artigiano anche chi crea applicazioni per tablet e smartphone. Vogliamo fare in modo che la relazione tra la formazione scolastica, formazione professionale, lavoro e impresa assuma una nuova centralità».

dal sito della “Stampa

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